Pillole di bioclimatica

IL RAFFRESCAMENTO PASSIVO DEGLI EDIFICI NELLE ZONE A CLIMA TEMPERATO

L’espressione “raffrescamento passivo” si riferisce a tutti quei processi di dispersione del calore che avvengono naturalmente senza l’adozione di strumenti meccanici o il consumo di energia. L’utilizzo generalizzato di impianti di condizionamento comporta consumi consistenti di energia e contribuisce in modo rilevante all’aumento dell’inquinamento atmosferico il recupero delle tecniche naturali di raffrescamento può essere, nella maggior parte dei casi, sufficiente alle nostre latitudini a ristabilire le condizioni di comfort all’interno degli edifici, limitando consumi energetici ed emissioni inquinanti.

Vi è tradizionalmente la concezione che la progettazione bioclimatica di un involucro edilizio sia volta a massimizzare gli apporti solari gratuiti durante il regime invernale, e al contempo limitarli durante quello estivo. Per ciò che riguarda quindi il potenziale di raffrescamento di un fabbricato ci si affida a tecniche di protezione dell’involucro dalla radiazione solare quali frangisole, facciate ventilate, alta inerzia termica delle pareti. Malgrado però tutti gli accorgimenti presi, generalmente si delega la possibilità di ottenere ambienti freschi nel periodo estivo  affidandosi ad un impianto di condizionamento.

Esistono invece tipi di analisi che permettono a tutti gli effetti, di progettare e controllare in parte la regimazione dei moti convettivi all’interno di un involucro. La possibilità di ottimizzare questi moti che sono principalmente dovuti alla pressione dei venti e delle brezze e  agli effetti camino da gradiente termico, consente, alle nostre latitudini, di evitare, in diversi casi, il ricorrere ad impianti elettromeccanici che rappresentano uno dei consumi più drammatici di energia nei giorni più caldi della bella stagione fino a generare dei veri e propri black out.

Le tecniche di raffrescamento passivo radicano inoltre la propria genesi in un lontanissimo passato, specie nelle regioni del medio oriente, in cui alla bellezza delle architetture arabe si affiancavano la presenza di torri e cupole atte ad intercettare i venti e favorire l’evacuazione dell’aria calda accumulata all’interno degli ambienti.La progettazione bioclimatica è sopratutto questo; riprendere antichi saperi del passato ed attualizzarli con le moderne conoscenze tecnologiche, per poter ridare nuovamente corpo ad approcci olistici che partono dal concepire l’uomo e l’ambiente come un sistema di cui assicurare l’equilibrio al fine di recuperare il carattere sostenibile dei fenomeni antropici.

 

(di Sergio Arch.Bini)

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