Pillole di sostenibilità

L’INNOVAZIONE NELL’EDILIZIA ITALIANA.

Per chi come noi ha a cuore la sostenibilità e la qualità dell’architettura, ogni tanto fare un salto nelle statistiche non è così male, serve a farci capire qual è lo stato dell’arte nel senso che insieme alla molta teoria che si fa sulla sostenibilità ambientale ed architettonica è necessario verificare poi quanto si passa alla pratica; e per questo è interessante dare qualche dato riferito al nostro paese.

Partiamo dal simbolico e sintetico dato che su 7998 Comuni italiani, solo 1251 hanno elaborato un Regolamento Edilizio in cui si inseriscono parametri e indicazioni specifici legati al costruire sostenibile ovvero solo circa il 15%, un dato che è sinceramente preoccupante e che fa riflettere sulla cultura e sull’approccio generale al tema che le amministrazioni ed i professionisti hanno, nonostante l’innumerevole quantità di direttive europee che ci sono già cogenti o che presto lo saranno.

Infatti, il modo di progettare e di costruire risente della spinta dell’Unione Europea e lo dovrebbe essere anche quella dei comuni. Per quanto riguarda infatti gli obiettivi europei, oltre a quelli fissati dalla Direttiva Europea 31/2010 dove si definisce un’accelerazione ancora più forte nella transizione verso uno scenario nel quale il peso dei consumi energetici legati al settore delle costruzioni si dovrà ridurre significativamente grazie a un rapido miglioramento degli standard e a una fortissima integrazione delle fonti rinnovabili, arrivano quelli della Direttiva 27/2012 che fissa regole e obiettivi per l’efficienza energetica negli edifici esistenti al 2020. Senza dimenticare che dal 1° gennaio 2021 sarà possibile costruire nuovi edifici solo se “near zero energy”, ossia capaci di garantire prestazioni dell’involucro tali da permettere di fare a meno di apporti per il riscaldamento e il raffrescamento, oppure di riuscire a soddisfarli attraverso fonti rinnovabili.

Nel corso di questi anni sono molti i Comuni che sono tornati sui propri regolamenti per chiarire alcuni aspetti, alzare l’asticella degli obiettivi e delle prestazioni. L’articolazione di queste esperienze conferma l’importanza di capire cosa sta succedendo nel territorio italiano nell’evoluzione verso un’edilizia sempre più attenta ai temi della sostenibilità ambientale. Il regolamento edilizio unico, da poco licenziato dal Governo, si è posto come come obiettivo anche quello di uniformare le definizioni ed i parametri legati a questo tema e resa da capire come saranno recepiti questi input da parte delle singole amministrazioni e come ed in quanto tempo la bassissima percentuale del 15 salirà verso un modello virtuso di costruzione e ricostruzione dei nostri territori.

I dati dovrebbero essere anche uno stimolo ed un incoraggiamento a puntare su un edilizia innovativa e sostenibile, fatta di rigenerazione urbana grazie ad una spinta che parte dal basso ma che ancora non è sufficiente a cambiare il sistema; c’è ancora molto da fare e sono ancora diversi i problemi da affrontare come ad esempio la mancanza di controlli sui progetti, l’unificazione dei protocolli di sostenibilità  a livello nazionale ed internazionale e soprattuto anche la mancanza di un sistema sanzionatorio per chi non realizza poi secondo gli standard previsti nelle scelte sia architettoniche che energetiche di progetto.

Certo è anche importante dire che non si può sperare in un sistema di Regolamenti Edilizi, siano essi diversificati che unici, per andare ad ottenere un concreto risultato crescente di innovazione nell’edilizia, perché questo genererebbe, come al solito, un meccanismo in cui l’obbligatorietà del rispetto di certe norme e parametri una percezione distorta della vera necessità e forse è proprio questo quel principio per il quale si cercherebbe sempre l’escamotage per eludere il sistema anche se collegato ad importanti leve fiscali strutturali.

C’è quindi necessità prima di tutto di fare e diffondere la cultura dell’innovazione nel sistema dell’edilizia italiana affinché tutti i concetti espressi diventino davvero un modello virtuoso per il nostro paese ed affinché anche le risorse contenute nelle leggi di bilancio e definite “eco-bonus” siano sfruttate per rilanciare tutto il sistema e diventare effettivamente generatore di quella “green economy” che sta sulla bocca di tutti ma, oseremmo dire, nel cuore e nella mente di pochi.

 

(di Daniele Arch.Menichini)

Leave a comment