La serra solare

 

Nella prima parte dell’articolo sulla serra solare, ci siamo soffermati ad individuare i principi fisici del funzionamento di questa e a chiarire, a grandi linee, come avviene l’effetto serra. In questo mese, si inizia ad entrare nel periodo freddo, tradizionalmente caratterizzato dai mesi che vanno da Ottobre a Marzo; la possibilità di usufruire dell’apporto energetico di una serra solare correttamente installata consente di poter diminuire anche in maniera notevole i consumi degli impianti che hanno lo scopo di produrre calore per il comfort interno.

Il calcolo di quanto una serra è in grado di apportare in termini di calore può essere svolto in modo abbastanza automatico da una gamma di software dedicati, ma fondamentalmente si tratta di effettuare una valutazione di quanto, a seconda dell’orientamento e della tipologia di vetro impiegato, l’involucro riesce a contenere il calore prodotto dalla radiazione solare diretta. Resta intuitivo il fatto che più superficie vetrata si ha a disposizione, più radiazione solare viene captata. Sono da valutare inoltre le dispersioni per infiltrazione e quelle da trasmittanza dell’involucro vetrato nel suo complesso. Successivamente si valuta l’effettivo apporto energetico che la serra offre nei mesi freddi, valutando il rapporto tra (Q°-Q)/Q°, dove Q° è il fabbisogno di energia primaria espressa in Kwh/mq per il riscaldamento dell’involucro abitativo nei mesi invernali che può essere desunto dal bilancio mensile di fabbisogno di energia primaria che appare nei software dediti all’attestato di prestazione energetica , e Q è lo stesso fabbisogno in presenza di serra che sarà quindi minore di Q° proprio perché vi è un apporto energetico gratuito in più. Il risultato è un valore compreso tra 0 e 1 che, espresso in percentuale, dà la quantità di fabbisogno che può essere risparmiata grazie all’apporto gratuito della serra solare.

Molti comuni d’Italia, in base anche alla loro latitudine, e quindi ai relativi gradi giorno, considerano questa percentuale variabile per poter attestare una serra funzionante allo scopo per cui è stata progettata. La Regione Toscana, ad esempio, ha prodotto un testo di indirizzo (Linee Guida per l’Edilizia sostenibile in Toscana – anno 2006) dove è previsto che questo valore sia 0,25 ossia la serra solare dovrà compensare il 25% del fabbisogno di energia primaria necessaria nei mesi invernali per ottenere situazione di comfort all’interno del volume riscaldato. E’ da osservare però che questa richiesta è molto esosa in termini prestazionali e finisce per penalizzare edifici con involucri scadenti (classe F o G che sono la maggioranza), i quali sono forse invece quelli che necessitano più di altri di tutto quello che può costituire apporto gratuito ai fini del riscaldamento.

Come grande vantaggio invece, si ha la possibilità di acquisire lo spazio della serra come SUL (superficie utile lorda) gratuita entro un limite anch’esso variabile ma generalmente attorno al 15 % della superficie dell’ambiente su cui si attesta.

Le problematiche di un elemento di questo tipo si rilevano invece nei mesi estivi; è totalmente controproducente e dannoso che la serra possa funzionare nella stagione calda, essa deve quindi essere totalmente apribile e possibilmente ombreggiata affinché non si verifichi alcun accumulo all’interno che costituirebbe quindi un apporto dannoso in fase estiva. Prevedere quindi elementi ombreggianti e disposizioni delle superfici aggettanti tramite l’uso accurato di studi solari consente di ottimizzare forma, disposizione e qualità architettonica della serra.

 

(di Sergio Arch.Bini, parte 2 di 2)

 

 

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